Ho scoperto Guccini con il vinile di "Radici" di mio nonno, quando ero molto piccolo.
Data l’età, una sola canzone mi arriva, ma arriva forte: è “Il vecchio e il bambino”, universale nella sua semplicità anche per un marmocchio come me.
Ma è durante gli anni dell’università, che vado a fondo nella conoscenza del Maestro, me ne innamoro, ascolto tutto. Sono anni in cui si sceglie da che parte stare nel mondo, e ascoltare le sue canzoni mi ha guidato in questo.
Ci scrivo una tesina.
Ed è proprio per consegnargli a mano questo piccolo studio, che lo conosco durante la presentazione di un libro in Feltrinelli a Milano.
Poche battute, c’era molta gente che aspettava il firma copie; ricordo solo che mi disse imbarazzato di non meritarsi addirittura una tesina, ma “comunque grazie, la leggerò”.
L’umiltà.
Anni dopo ho un altro incontro molto ravvicinato, ma questa volta da musicista, con una sua canzone: “Scirocco”.
L’ascolto, mi folgora, chiudo gli occhi e ogni volta mi sembra di guardare un cortometraggio, e non solo di ascoltare una canzone.
Successivamente, dopo aver scritto una canzone, mi rendo conto che è stata “Scirocco” a ispirarla, non c’è dubbio.
Sono diverse ma qualcosa le unisce profondamente.
Sono diverse ma qualcosa le unisce profondamente.
Con i grandi artisti è così: ti influenzano senza che te ne accorgi, senza che tu li prenda scientemente come riferimento.
Ti entrano dentro, forgiano ciò che sei.
E tu non puoi far altro che sentire sentire gratitudine.
E tu non puoi far altro che sentire sentire gratitudine.
Ciao Francesco, mancherai tanto.